Affascinante, faticoso, innovativo, difficile da capire, un pezzo di filosofia della scena. Sono alcuni dei modi in cui il pubblico ha commentato lo spettacolo Ombre Wozzeck di Claudio Morganti venerdì 27 gennaio 2012 a caldo, mentre usciva dalla sala.
La storia è questa: il soldato Woyzeck uccide la moglie che lo ha tradito con il Tamburino. Semplice, tutto qua. Ora vivete l’esperienza dell’azione alterata. Dice Morganti in scena.
Il pubblico a volte è un pò assente, ma attento. E’ affascinato ma anche affaticato e non sempre è sicuro di comprendere appieno un Teatro, di una lentezza essenziale, che volutamente non vuole fare solo spettacolo. Azioni alterate, alterazioni, gioco di luci ed ombre tra sogno e realtà. Grande ricerca e rigore fanno apprezzare l’impatto visivo dei tanti tableaux vivants.
Un’uomo primitivo chiude la serata facendo ridere e riflettere. Sarà lui, l’uomo scimmia, a squarciare il telo bianco sul palco, velo tra realtà ed ombre.
DomeNico Capuleti
Domanda agli spettatori: – “Cosa ne pensi dello spettacolo?”
RISPOSTE:
- Certe cose mi sono piaciute molto, nell’insieme non lo so;
- Diciamo che non è il mio genere, perché non ci capisco molto di queste cose, però sicuramente è interessante ed i personaggi belli, ma a me piacciono le storie con un inizio ed una fine;
- Molto affascinante in molte cose, in molti tratti i personaggi e le scene dietro il telo sono fantastici. Mi è piaciuto veramente molto;
- Un’idea innovativa sulla dimensione dei giochi di luci ed ombre e sulla storia di Wozzeck. Morganti lo conosco da tanti anni ed ha sempre fatto cose che ritengo abbiano una loro unicità;
- Mi è piaciuto molto, molto originale. Un’idea spettacolare che ci ha sorpreso. Bello e toccante;
- A me è piaciuto tantissimo. Coraggiosa la scelta stilistica, lo schermo di carta fa subito cinematografico con figure molto bidimensionali;
- Io ho fatto fatica, però a livello formale è bellissimo, grande ricerca e rigore. Però poi lo spettacolo in sé l’ho trovato faticoso da seguire tutto, mentre ho apprezzato tantissimo l’impatto visivo;
- Il finale divertente ma il messaggio è molto profondo;
- Mi ha colpito molto, avevo quasi paura perché non conoscevo il testo. In realtà grazie al fatto che Morganti abbia detto “la storia è questa qua…, non ti preoccupare della storia ma vivi l’esperienza dell’azione e dell’alterazione”, io ho vissuto questo ed ho colto un aspetto della perversione umana;
- La cosa che mi ha colpito di più è l’uomo primitivo, l’uomo scimmia che squarcia il velo tra realtà ed ombre, quindi tra realtà e ciò che si può immaginare dietro la realtà. Da rifletterci;
- Le Ombre senza parlare ti fanno capire molto;
- Secondo me è un pezzo di filosofia della scena. E’ molto raro trovare chi sale nel palcoscenico a portare e volere condividere il proprio pensiero sull’arte e sulla scena. Poi c’è tutto quello che c’è nello spettacolo e quello che vuole dire Wozzeck. Mi è piaciuto moltissimo;
- Di una lentezza essenziale. Mi è piaciuto molto;
- Le scene di luce ed ombre sono bellissime, dei tableaux vivants. Quella della stanza e quella in cui lui sta sulla porta, in particolare, sono proprio belle.
Domanda al regista Claudio Morganti: – “Come è andata, qual è stato il ritorno del pubblico stasera?”
RISPOSTA: A tratti ho sentito il pubblico un po’ assente, attento ma un po’ assente. Però non importa, perché per quello che faccio io, più il pubblico non reagisce più io mi incazzo, quindi funziona, va bene! Perché se il pubblico reagisce troppo si rischia di accondiscenderlo un po’ troppo, entrare in quel trend. Ma io quando ciò accade lo fermo immediatamente. Io mi diverto molto!
Categoria: Commenti