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Theatrical Mass

Coincidenze teatrali organizzate a Milano

Ombre Wozzeck

7 febbraio 2012Staff T-Mass

I commenti di alcuni spettatori all’uscita del teatro, catturati da un registratorino e qui sbobinati”.

 

“Conoscevo Morganti, personalmente non mi è piaciuto particolarmente. Mi aspettavo qualcosa di più emozionante e meno concettuale.”

 

“Mi è piaciuto, anche se mi aspettavo qualcosa di diverso. Avevo avuto la possibilità di lavorare in un suo seminario sul Woyzzeck. Alcuni passaggi li avevamo analizzati a fondo e mi aspettavo che venissero resi diversamente. Però mi è piaciuto questo lavoro sulle ombre, questo cercare di vedere quello che c’è dietro e dentro ognuno di noi.”

 

“La prima cosa che mi viene da dire è che c’era un pubblico molto maleducato, e questo ha influito molto su come ho vissuto lo spettacolo, purtroppo. Ecco, solo questo”.

 

“A me è piaciuto molto, moltissimo.”

 

“Uno spettacolo di impatto. Non sapevo che si trattava di un gioco d’ombre. C’è stata una bella alternanza tra il teatro di narrazione e le ombre dietro. E’ stato molto poetico, mi è piaciuto.”

 

“Aggiungerei psichedelico, mi è piaciuto. Da perfetto inesperto.”

 

“Complessivamente è stato un lavoro molto complesso e secondo me solo chi conosce bene tutta l’evoluzione del lavoro di Morganti è in grado di capire come è arrivato a fare questo tipo di spettacolo. Per capirlo forse ci vuole anche una discreta preparzione da parte del pubblico, e quindi noi l’abbiamo seguito fino ad un certo punto. Poi diventa difficile seguirlo. Alcune scelte, le soluzioni sceniche, le immagini, ci sono piaciute.”

 

“Le ombre, i personaggi… molto cinematografico.”

 

“Abbastanza complesso da seguire, ma interessante.”

 

“Non lascia indifferenti”

 

“Vorrei riguardarlo al di là dello schermo”

 

Ilaria Marchianò


Ombre Wozzeck

Staff T-Mass

I manuali scolastici di letteratura di solito analizzano un autore dividendo il paragrafo della “vita” da quello delle “opere”. In alcuni casi è presente anche il paragrafo del “pensiero”.

Sfortunatamente mi sembra che si tratti di un “paragrafo” non molto frequente nel teatro contemporaneo, e che riguardi pochi autori che, per questo, possono essere definiti maestri.

Tra questi c’è Claudio Morganti.

“Ombre Wozzeck” è un momento di filosofia della scena, e di esposizione di un pensiero sul teatro. Lo è da subito, quando l’imbonitore Morganti chiarisce che non ci saranno personaggi in cui incarnarsi, nè una storia da raccontare. O meglio, la storia c’è, ed è semplice, ma non verrà rappresentata.

Woyzzeck, geloso di sua moglie, la uccide. Semplice. E’ come davvero muti il suo animo a rimanere oscuro. E’ per questo che è inutile sforzarsi di capire: l’uomo resta un abisso imperscrutabile.

Il teatro si dà il compito di mostrarlo, non di spiegarlo.

Il gioco di ombre è tecnicamente perfetto e in alcuni momenti stupefacente; azzerando la terza dimensione ci consente di viverne un’altra, quella del sogno.

Quello che davvero sorprende, però, è la capacità di Morganti di penetrare il testo nel profondo, individuandone il nocciolo in poche battute, poche parole chiave. E da quelle, “ombra” e “abisso”, farsi guidare nella scelta della forma che avrà l’intero spettacolo.

Così che l’estetica si sposi con il senso, e non resti esercizio di stile, moda, tendenza.

I tempi e le atmosfere da cinema espressionista obbligano lo spettatore ad una attenzione elevata e a vivere nell’attesa, e nella lentezza.

Non ci siamo abituati, e forse in coda lo spettacolo potrebbe guadagnare da un cambio di ritmo.

Resta la curiosità di guardare un altro spettacolo, quello che avviene dietro “il telo della morte”.

Speriamo ce ne sia l’occasione.

 

Donato Nubile


Ombre Wozzeck

2 febbraio 2012Staff T-Mass

Affascinante, faticoso, innovativo, difficile da capire, un pezzo di filosofia della scena. Sono alcuni dei modi in cui il pubblico ha commentato lo spettacolo Ombre Wozzeck di Claudio Morganti venerdì 27 gennaio 2012 a caldo, mentre usciva dalla sala.

La storia è questa: il soldato Woyzeck uccide la moglie che lo ha tradito con il Tamburino. Semplice, tutto qua. Ora vivete l’esperienza dell’azione alterata. Dice Morganti in scena.

Il pubblico a volte è un pò assente, ma attento. E’ affascinato ma anche affaticato e non sempre è sicuro di comprendere appieno un Teatro, di una lentezza essenziale, che volutamente non vuole fare solo spettacolo. Azioni alterate, alterazioni, gioco di luci ed ombre tra sogno e realtà. Grande ricerca e rigore fanno apprezzare l’impatto visivo dei tanti tableaux vivants.

Un’uomo primitivo chiude la serata facendo ridere e riflettere. Sarà lui, l’uomo scimmia, a squarciare il telo bianco sul palco, velo tra realtà ed ombre.

 

DomeNico Capuleti

 

Domanda agli spettatori: – “Cosa ne pensi dello spettacolo?”

 

RISPOSTE:

 

- Certe cose mi sono piaciute molto, nell’insieme non lo so;

 

- Diciamo che non è il mio genere, perché non ci capisco molto di queste cose, però sicuramente è interessante ed i personaggi belli, ma a me piacciono le storie con un inizio ed una fine;

 

- Molto affascinante in molte cose, in molti tratti i personaggi e le scene dietro il telo sono fantastici. Mi è piaciuto veramente molto;

 

- Un’idea innovativa sulla dimensione dei giochi di luci ed ombre e sulla storia di Wozzeck. Morganti lo conosco da tanti anni ed ha sempre fatto cose che ritengo abbiano una loro unicità;

 

- Mi è piaciuto molto, molto originale. Un’idea spettacolare che ci ha sorpreso. Bello e toccante;

 

- A me è piaciuto tantissimo. Coraggiosa la scelta stilistica, lo schermo di carta fa subito cinematografico con figure molto bidimensionali;

 

- Io ho fatto fatica, però a livello formale è bellissimo, grande ricerca e rigore. Però poi lo spettacolo in sé l’ho trovato faticoso da seguire tutto, mentre ho apprezzato tantissimo l’impatto visivo;

 

- Il finale divertente ma il messaggio è molto profondo;

 

- Mi ha colpito molto, avevo quasi paura perché non conoscevo il testo. In realtà grazie al fatto che Morganti abbia detto “la storia è questa qua…, non ti preoccupare della storia ma vivi l’esperienza dell’azione e dell’alterazione”, io ho vissuto questo ed ho colto un aspetto della perversione umana;

 

- La cosa che mi ha colpito di più è l’uomo primitivo, l’uomo scimmia che squarcia il velo tra realtà ed ombre, quindi tra realtà e ciò che si può immaginare dietro la realtà. Da rifletterci;

 

- Le Ombre senza parlare ti fanno capire molto;

 

- Secondo me è un pezzo di filosofia della scena. E’ molto raro trovare chi sale nel palcoscenico a portare e volere condividere il proprio pensiero sull’arte e sulla scena. Poi c’è tutto quello che c’è nello spettacolo e quello che vuole dire Wozzeck. Mi è piaciuto moltissimo;

 

- Di una lentezza essenziale. Mi è piaciuto molto;

 

- Le scene di luce ed ombre sono bellissime, dei tableaux vivants. Quella della stanza e quella in cui lui sta sulla porta, in particolare, sono proprio belle.

 

 

Domanda al regista Claudio Morganti: – “Come è andata, qual è stato il ritorno del pubblico stasera?”

 

RISPOSTA: A tratti ho sentito il pubblico un po’ assente, attento ma un po’ assente. Però non importa, perché per quello che faccio io, più il pubblico non reagisce più io mi incazzo, quindi funziona, va bene! Perché se il pubblico reagisce troppo si rischia di accondiscenderlo un po’ troppo, entrare in quel trend. Ma io quando ciò accade lo fermo immediatamente. Io mi diverto molto!


Ombre Wozzeck

31 gennaio 2012Staff T-Mass

Morganti colloca le ombre di Woyzeck sul confine sfumato tra il quotidiano irsuto ed il mondo che abbiamo solo immaginato.

C’invita a riflettere su niente, su quel niente di cui è fatta la storia, di cui sono fatte le sfumature oscene di questa realtà.

Quel niente che trasforma una sagoma in un’emozione, un’emozione in un pensiero, un pensiero in un concetto che aleggia sull’abisso dell’uomo, appena nato dalla scimmia.

L’uomo che necessita di una gabbia sociale per riconoscersi, l’uomo perso come un neonato che si forza di produrre la sua visione del mondo, l’uomo che sa solo ridere di niente, Morganti ci guarda, ci guida; a guisa di guardia ci sguaina i guizzi della lingua da guitto, ci lascia di sasso con un sussurro spesso di senso, ci chiede del tempo per fare giustizia del gusto di un mondo che forse non è ancora perso.

 

Marco Cernicchiaro


Rassegna stampa

24 gennaio 2012Staff T-Mass

 

 

Mancano pochi giorni al primo appuntamento di Theatrical Mass e i posti sono già tutti esauriti! Hanno parlato di noi Il Corriere della Sera e La Repubblica, mentre il Comune di Milano ci ha dedicato una pagina sul suo sito web.

Vi aspettiamo venerdì al CRT – Teatro dell’Arte e in questa sezione con le vostre recensioni e i vostri commenti!

 

A presto,

lo Staff di Theatrical Mass