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	<title>Theatrical Mass</title>
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	<description>Coincidenze teatrali organizzate a Milano</description>
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		<title>Commento #1</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 10:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[4_post_Karamazov]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono rimasto particolarmente colpito da due critiche che sono state mosse verso Cesar Brie durante l’incontro che questi ci ha gentilmente concesso alla fine dello spettacolo. Riporto a memoria e<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/05/commento-1/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono rimasto particolarmente colpito da due critiche che sono state mosse verso Cesar Brie durante l’incontro che questi ci ha gentilmente concesso alla fine dello spettacolo. Riporto a memoria e quindi mi scuso per l’inesattezza eventuale. La prima di fatto sosteneva che in questo spettacolo non restava nulla di quello che sono “I fratelli Karamazov”, tanto è vero che chi la esprimeva aggiungeva come considerazione: “chissà cosa avrà capito la classe di studenti che era in aula”; la seconda era che mancava il punto centrale del romanzo che sarebbe dovuto essere il racconto dell’inquisitore. Critiche queste, al quale il regista ha risposto in modo dettagliato e sulle quali non ci sarebbe da tornare su, ma che, a mio avviso, denotano il fulcro di un problema e aiutano a capire perché uno spettacolo così forte e colto rischia di non essere compreso. Di certo chi voleva trovare nello spettacolo di Cesar Brie la propria visione de “I fratelli Karamazov” non poteva che rimanere deluso nelle proprie aspettative, ma a quel punto non avrà potuto capire l’importanza dell’operazione del regista, ma nemmeno il mondo di Dostoevskij. Questo capolavoro è infatti costruito in modo tale da restituire la complessità stessa della vita, se lo si legge con attenzione notiamo quanto non riusciamo a tenere un punto fermo o un’opinione su nessuno dei personaggi, non appena ce ne facciamo una, subito dopo ci viene smontata e ribaltata e arriviamo a scoprire aspetti poco prima impensabili. Quello che avviene a livello dei personaggi vale anche per le idee e le ideologie: non si riesce ad avere un punto fermo.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Questo non vuol dire che alla fine della lettura non ci saremo fatti un’idea precisa del romanzo, ma dovremmo sempre tenere a mente che si tratta di un punto di vista che, data la complessità dell’opera, arriva ad avere una valenza che lo fa somigliare a un punto di vista sulla vita, e quindi, come tale, necessariamente una parzialità.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Questo lo dico proprio perché la mia visione cozzava quasi totalmente con quella dello spettacolo: quella che nel testo avevo sempre letto come un’ironia presente solo tra le righe, diventava l’aspetto prevalente di questa messa in scena. Ad un certo punto mi sono detto “seguiamo il gioco del regista e vediamo dove ci vuole portare”. Nonostante la bellezza dello spettacolo però, non riuscivo a persuadermi completamente, mi sembrava di vedere una foto attraverso dei negativi con dei contrasti che non riuscivo a riconoscere. Ma, cosa magica, è proprio per l’effetto di questi contrasti che si arrivava a cogliere all’improvviso la pienezza della drammaticità in tutti i suoi colori nella scena in cui Ivan parla del dolore dei bambini. In Dostoevskij questa arriva in un momento iperfilosofico dell’opera, qui invece arriva in modo inaspettato e ci toglie letteralmente il fiato insieme all’urlo di dolore del fratello Aleksej che non sa esattamente cosa rispondere e che si limita ad abbracciarlo gridandogli che non si può vivere con quell’inferno di dentro.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">All’improvviso mi è sembrato allora di capire il portato speculativo di questa lettura, e ciò che inizialmente mi sembrava solo un’esigenza della spettacolarizzazione (ovvero l’eccesso di ironia) mi si rivelava ora nella sua pienezza. Altro che poca filosofia presente nelle scelte di Cesar Brie! La sapienza di questa messa in scena mi faceva apprezzare alcuni dei punti che mi rimanevano nascosti alla sola lettura.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il regista aveva citato Dostoevskij prima dell’inizio dell’opera dicendo “leggetemi con occhi innocenti”, il che significava anche riuscire a disaffezionarsi dalla nostra consolidata opinione e essere pronti a essere guidati altrove, se così avessimo fatto avremmo capito allora che ci si apriva un punto di vista differente che magari non avevamo mai visto sui Karamazov e quindi, avremmo imparato qualcosa non solo su quell’opera, ma sul mondo e sulla vita.</p>
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		<title>Opinione #1</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 09:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[5_post_Lazzaro vieni dentro]]></category>
		<category><![CDATA[cesar brie]]></category>
		<category><![CDATA[karamazov]]></category>
		<category><![CDATA[Lazzaro vieni dentro]]></category>
		<category><![CDATA[teatri del sacro]]></category>

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		<description><![CDATA[Spettacolo divertente anche se un pò forzato in alcune battute, soprattutto quelle di mestiere per accattivarsi il pubblico che distolgono dal forte spessore drammaturgico del lavoro. L’interrogativo sulla paura di<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/05/opinione-1/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spettacolo divertente anche se un pò forzato in alcune battute, soprattutto quelle di mestiere per accattivarsi il pubblico che distolgono dal forte spessore drammaturgico del lavoro.</p>
<p>L’interrogativo sulla paura di Lazzaro ad entrare dentro casa, a chiudere gli occhi o ad affrontare il buio, crea una tensione che culmina nell’angoscia del nulla, dell’impossibile esperienza dell’essere che non sa non essere. Bella la trovata della luce che si fulmina all’improvviso per cercare di farci vivere l’esperienza di buio qui ed ora.</p>
<p>La risposta all’interrogativo è la gioia dell’incontro con Gesù, è l’entusiasmo dell’uomo che sapendo di essere ultimo, è accolto, ascoltato, soggetto all’attenzione personale e profonda da un altro uomo. Ed allora si ha voglia di far festa e di farsi belli per reincontrarlo e per coinvolgere tutti in questa festa, nel ballo e nell’allegria, per dirci che siamo parte di questa storia.</p>
<p>Quanto accade a Lazzaro accade anche a noi nell’incontro con Dio, è una gioia che attraversa i secoli e contaggia noi qui ed ora.</p>
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		<title>Opinione #2</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[2_post_Temporaneamente_Tua]]></category>

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		<description><![CDATA[La prostituzione, in questo caso femminile, ha molte facce. Scelte, costrizioni, motivazioni, provenienze geografiche sono fattori che determinano una geografia complessa del fenomeno. Lo spettacolo illumina alcuni angoli di questa<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/04/opinione-2-2/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prostituzione, in questo caso femminile, ha molte facce. Scelte, costrizioni, motivazioni, provenienze geografiche sono fattori che determinano una geografia complessa del fenomeno. Lo spettacolo illumina alcuni angoli di questa mappa. Ma non riesce ad andare oltre. Non propone una chiave di lettura, un angolo visuale, una prospettiva. La scelta di alcune storie e non di altre rischia di apparire casuale, e non è chiaro esattamente cosa interessa all&#8217;attrice-autrice. Raccontare storie esemplari? Interrogarsi sulle motivazioni che spingono una donna a vendere il proprio corpo?</p>
<p>Forse una semplice e onesta curiosità. Che però, da sola, resta difficile da condividere.</p>
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		<title>Opinione #3</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[3_post_Ave_Maria_per_una_gatta_morta]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualsiasi atto comunicativo non si può comprendere se non ci sintonizziamo con il contesto nel quale nasce; “Ave Maria per una gatta morta” è in questo senso un caso esemplare.<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/04/opinione-3/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualsiasi atto comunicativo non si può comprendere se non ci sintonizziamo con il contesto nel quale nasce; “Ave Maria per una gatta morta” è in questo senso un caso esemplare.</p>
<p>Qui si tratta di adolescenti. Adolescenti sono i personaggi, adolescenti gli attori, il linguaggio, il branco, le incertezze sono tutte adolescenziali, ci si domanda se anche l’autore sia adolescente, ed in un certo senso è così. Mimmo Sorrentino ha operato e vissuto in parecchie realtà di adolescenti ed ha avuto modo di attingere scampoli di realtà dalla sua esperienza diretta nel sociale.</p>
<p>Quindi non ci si deve stupire delle sbavature attoriali, dei tempi e delle battute forzate, alcuni di loro era la terza volta che si trovavano sul palcoscenico.</p>
<p>La storia è sempre la stessa, il branco, le regole di appartenenza, il bisogno di esagerare nella speranza di essere riconosciuti, l’assenza degli adulti, ma la forza sprigionata dalla disperata ricerca di senso arrivava diritta allo stomaco.</p>
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		<title>Opinione #2</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[3_post_Ave_Maria_per_una_gatta_morta]]></category>
		<category><![CDATA[Ave Maria per una gatta morta]]></category>
		<category><![CDATA[theatricalmass]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina, la prima libera dopo molte, ho avuto l&#8217;impulso di telefonare ai miei nonni, che non ci sono più. Comincia così la mia opinione su “Ave Maria per una<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/04/opinione-2/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questa mattina, la prima libera dopo molte, ho avuto l&#8217;impulso di telefonare ai miei nonni, che non ci sono più. Comincia così la mia <em>opinione</em> su “Ave Maria per una gattamorta,” lo spettacolo di Mimmo Sorrentino che torna in scena a 5 anni dal suo debutto con una compagine attorale rinnovata quasi interamente, con la sola eccezione della “gattamorta” appunto (l&#8217;attrice Claudia Santrolli). Che uno spettacolo sia ancora vivo dopo anni dal debutto è evento purtroppo raro nel nostro sistema teatrale, e il fatto potrebbe già suggerire che il lavoro una sua forza ce l&#8217;ha. E&#8217; quella della sua genesi, degli adolescenti che nei laboratori hanno regalato all&#8217;autore i propri racconti, le proprie “cazzate”. Sta, ancora, in ciò che quei racconti non dicono e che la maieutica di Sorrentino ha trasformato nel testo dello spettacolo. Lo spettatore dovrebbe abbandonarsi a questo, e dimenticare il resto. Dimenticare, ad esempio, che sul palco non si muovono attori ma ragazzi e ragazze provenienti dai laboratori e chiamati ad “impersonare se stessi”. A volte, a dirla tutta, sembra anche che lo facciano senza troppo entusiasmo. Questi “non professionisti”, però, si muovono in scena insieme a chi invece ha un evidente percorso attorale alle spalle. Questa eterogeneità della compagine attorale e la regia “ a quadri”, intervallati un po&#8217; troppo ripetutamente da stacchi di musica elettronica, costringono lo spettatore ad un continuo dentro-fuori e rappresentano i due limiti principali dello spettacolo. O, detto altrimenti, dell&#8217;esito dei laboratori.</p>
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		<title>Opinione #1</title>
		<link>http://www.theatricalmass.it/2012/03/opinione/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 15:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[3_post_Ave_Maria_per_una_gatta_morta]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ave maria per una gatta morta&#8221; Il tema dell’isolamento del mondo dei giovani rispetto a quello degli adulti e delle istituzioni è stato spesso affrontato dalla drammaturgia contemporanea. Sorrentino dipinge<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/03/opinione/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ave maria per una gatta morta&#8221;</p>
<p>Il tema dell’isolamento del mondo dei giovani rispetto a quello degli adulti e delle istituzioni è stato spesso affrontato dalla drammaturgia contemporanea. Sorrentino dipinge in modo molto realistico il mondo dei giovani che arrivano alla fine a concepire un gesto che li porterà a conseguenze drammatiche. Tutto però rimane in una dimensione meramente descrittiva e il testo non arriva ad affrontare in modo profondo il disagio. Il confronto con altri testi contemporanei sorge quasi spontaneo e la mente corre a ricordarsi di opere come “Nemico di classe” di Nigel Williams, dove a livello di drammaturgia il testo accompagna ad una vera e propria disperata immedesimazione con questa solitudine.</p>
<p>Ma si potrebbe dire che là dove il testo non arriva vi può giungere la regia. L’impianto dello spettacolo rimane però scisso tra una recitazione e contestualizzazione estremamente realistica e un tentativo di simbolizzazione che si vorrebbe realizzare con l’uso di una colonna sonora rumoristica e di effetti luministici. Ma le immagini costruite non colpiscono così fortemente l’immaginazione e a volte viene provocatoriamente da chiedersi che cosa stia succedendo di tanto grave. Il problema è che rimane tutto demandato al testo. Il finale non arriva a raggiungere la tensione ricercata e tutto viene risolto con i consueti monologhi gettati in faccia al pubblico. Non si arriva mai ad un punto di tensione e l’uso della musica di sottofondo continuo, indebolisce invece che rafforzare le immagini, diventa più una colonna sonora usata con tempi cinematografici che accompagna l’azione piuttosto che amplificarne l’effetto.</p>
<p>Bella prova invece dei ragazzi che, seppure a livelli differenti, reggono il gioco del regista.</p>
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		<title>Commenti #1</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[2_post_Temporaneamente_Tua]]></category>
		<category><![CDATA[Commenti]]></category>

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		<description><![CDATA[I commenti di alcuni spettatori all’uscita del teatro, catturati da un registratorino e qui “sbobinati”: • Molto forte, mi è piaciuto. L’attrice brava, solo nella primissima parte dello spettacolo il<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/03/commenti-1/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti di alcuni spettatori all’uscita del teatro, catturati da un registratorino e qui “sbobinati”:</p>
<p>•       Molto forte, mi è piaciuto. L’attrice brava, solo nella primissima parte dello spettacolo il personaggio era poco realistico, si vedeva che recitava<br />
•       Bellissimo, mi è piaciuto tanto. L’attrice è stata bravissima ed anche l’intervento dell’associazione di volontariato dopo lo spettacolo è stato molto interessante. Tutto molto toccante, abbiamo avuto la possibilità di scoprire un mondo nuovo che si conosce solo superficialmente<br />
•       A me non è piaciuto particolarmente, anche se il tema è molto bello e molto difficile, perché le luci erano sbagliate, la scenografia confusa e ci sono stati pochi cambi di ritmo. L’attrice brava ad interpretare diversi personaggi, però non è riuscita a scaldarmi, ad emozionarmi<br />
•       Una bella interpretazione, momenti di grande poesia trattando un tema molto delicato. Sono rimasto impressionato da certe immagini che davano l’impressione della solitudine e della disperazione di queste ragazze costrette a vivere, o meglio a sopravvivere, tra l’indifferenza generale. Una grande tristezza che viene alleggerita da alcuni momenti molto dolci. Poi in profondità rimane sgomento, tristezza e dispiacere. Ci si sente colpevoli in quanto non facciamo nulla<br />
•       Ho trovato lo spettacolo bellissimo e commuovente. Molto bello poi che un’attrice abbia fatto un lavoro così concreto, andando davvero dalle ragazze per strada. Lei molto brava, versatile, intensa e commuovente, soprattutto nell’ultimo monologo<br />
•       Spettacolo molto bello ed interessante. A volte passi davanti a queste persone ma non ti fermi a pensare cosa c’è nell’anima di queste persone. L’attrice, poliedrica, è riuscita a cambiare personalità interpretando i diversi personaggi<br />
•       Bello lo spettacolo, forse deve rodare un poco per diventare ancora più bello. Il progetto alle spalle è molto ampio e grande<br />
•       Ho apprezzato il come è stata rappresentata una realtà così difficile, con un giusto equilibrio di emozioni e senza esagerare “usando” storie tristi<br />
•       Molto emozionante, denso e con un bel ritmo. Mai noioso e sicuramente forte<br />
•       A mio avviso c’è un problema drammaturgico. Lo spettacolo rappresenta una dopo l’altra delle storie così come sono. Non rielabora un pensiero critico, una riflessione che restituisca le storie trasfigurate, magari cambiando angolo visuale. Insomma non mi è chiaro il perché e la funzione della rappresentazione, che è onesta. L’attrice ci ha creduto tanto, ma forse ha anche iniziato da poco tempo questo percorso su un tema così delicato.</p>
<p>DomeNico Capuleti</p>
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		<title>Opinioni #2</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 15:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[1_post_Ombre_Wozzeck]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Affascinante, faticoso, innovativo, difficile da capire, un pezzo di filosofia della scena. Sono alcuni dei modi in cui il pubblico ha commentato lo spettacolo Ombre Wozzeck di Claudio Morganti venerdì<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/03/opinione-di-domenico-capuleti/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Affascinante, faticoso, innovativo, difficile da capire, un pezzo di filosofia della scena. Sono alcuni dei modi in cui il pubblico ha commentato lo spettacolo Ombre Wozzeck di Claudio Morganti venerdì 27 gennaio 2012 a caldo, mentre usciva dalla sala.</p>
<p>La storia è questa: il soldato Woyzeck uccide la moglie che lo ha tradito con il Tamburino. Semplice, tutto qua. Ora vivete l’esperienza dell’azione alterata. Dice Morganti in scena.</p>
<p>Il pubblico a volte è un pò assente, ma attento. E’ affascinato ma anche affaticato e non sempre è sicuro di comprendere appieno un Teatro, di una lentezza essenziale, che volutamente non vuole fare solo spettacolo. Azioni alterate, alterazioni, gioco di luci ed ombre tra sogno e realtà. Grande ricerca e rigore fanno apprezzare l’impatto visivo dei tanti tableaux vivants.</p>
<p>Un’uomo primitivo chiude la serata facendo ridere e riflettere. Sarà lui, l’uomo scimmia, a squarciare il telo bianco sul palco, velo tra realtà ed ombre.</p>
<p>DomeNico Capuleti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Greta Zamparini</title>
		<link>http://www.theatricalmass.it/2012/02/temporanemente-tua/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 10:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[2_post_Temporaneamente_Tua]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Greta Zamparini, subito una curiosità. La locandina. C&#8217;è un cartello stradale con scritto &#8220;attenzione prostitute&#8221;. Fotomontaggio? . &#160; Già, la prostituzione. Approfondiamo. Come mai la scelta di un tema così?<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/02/temporanemente-tua/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Greta Zamparini, subito una curiosità. La locandina. C&#8217;è un cartello stradale con scritto &#8220;attenzione prostitute&#8221;. Fotomontaggio?</strong></p>
<p><No, l'ho trovato in Internet. Quel cartello è vero e l'aveva fatto installare il sindaco di un paese della provincia di Treviso qualche anno fa. Per le prossime repliche vorrei andarlo a cercare, mi piacerebbe metterlo all'ingresso del teatro>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il titolo dello spettacolo è &#8220;Temporaneamente tua&#8221;. Come nasce?</strong></p>
<p><E' il titolo di un libro di Elizabeth Bernstein, sociologa americana che ha fatto una ricerca sulla prostituzione per dieci anni, confrontando quella di San Francisco con quella di Amsterdam e Stoccolma>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Già, la prostituzione. Approfondiamo. Come mai la scelta di un tema così?</strong></p>
<p><Mi è venuto in mente due anni fa. Non so perché, me lo sono chiesta più volte anche io. Non certo per marketing. Forse perché mi ponevo delle domande. Quanto la vita di una prostituta o di una sex worker è diversa e lontana dalla mia? Quanto cioè, ogni giorno, tutti noi dobbiamo accettare dei compromessi per avere affetti, legami, amicizie, soldi?>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei faceva già la volontaria con i Padri Somaschi?</strong></p>
<p><No. Mi hanno chiesto di recitare in uno dei loro video, li ho conosciuti per caso. E ho scoperto che da anni offrono aiuto alle prostitute di strada. Così, a settembre, mi sono affiancata a loro>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quante uscite?</strong></p>
<p><Circa ventidue. Una volta a settimana dalle 13 alle 18. Ora riprenderò, ma facendo la notte>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; stata sempre nelle stesse zone?</strong></p>
<p><Sì e questo mi ha permesso di conoscere meglio le ragazze.></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il momento più difficile?</strong></p>
<p><Ricordarmi anche del mio lavoro, che oltre ad aiutare loro ero là anche per</p>
<p>capire un ambiente da mettere poi in scena>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Volontaria e attrice, due ruoli difficili da far convivere. Una domanda rivolta da una persona del pubblico, a fine spettacolo, l&#8217;ha messa un po&#8217; in imbarazzo. Le hanno chiesto se ha mai pensato di invitare una delle ragazze di strada a teatro a vedere il suo lavoro e lei ha detto di no, che avrebbe vissuto male la situazione.</strong></p>
<p><Sì, meglio spiegare bene. La verità è che ci sono delle regole rigide da rispettare quando fai il volontario con i Padri Somaschi. Una di queste è che non bisogna lasciare recapiti personali alle ragazze, portare l'amicizia fuori da quell'ambiente. Questione di sicurezza personale. Così loro non sanno che faccio l'attrice. E che ho fatto uno spettacolo sulla loro professione. Ecco perché sarebbe impossibile invitarle. Soprattutto per una protezione nei loro confronti>.</p>
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<p><strong>Le storie che ha raccontato però sono vere?</strong></p>
<p><Sì, ma montate. La ragazza dell'ombrello esiste davvero, quella del falò anche, la lettera è presa dalla realtà e la donna che racconta del vicino che le ruba le sedie dell'Ikea è una di loro. Ma i personaggi, i tic, i modi di parlare sono mescolati>.</p>
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<p><strong>Molti, tra gli spettatori, si sono chiesti: Greta dove vuole portarci? Cosa ci vuole dire?</strong></p>
<p><Nel mio spettacolo non c'è un messaggio unico, non voglio che ci sia. Spero ce ne siano molti. Ho semplicemente cercato, attraverso tante scelte ed accostamenti, di vedere i due lati della medaglia. Come una delle cose più belle che ci siano, il sesso, venga usato dai vari poteri e dagli interessi, condizionato dai "lacci" esterni e interni, consci o inconsci, che ci guidano, indirizzano. Sperando che il pubblico si faccia le stesse domande che mi sono fatta io. Ma senza pretendere di dare io le loro risposte >.</p>
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<p><strong>Rivediamo insieme &#8220;Temporaneamente tua&#8221;. Tutti i personaggi sono legati dalla fiaba &#8220;Le scarpette rosse&#8221;</strong>.</p>
<p><Per fare il video con i Padri Somaschi ho partecipato a un pranzo con alcune ex prostitute di strada e mi sono sembrate delle bimbe, un po' per l'età e un po' per il modo di fare. Così ho cercato di mettere a tema questo aspetto e nella fiaba di Andersen ho trovato molti punti in comune con tutte le storie che ho raccontato>.</p>
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<p><strong>Il primo personaggio è una ragazza che culla un bambino.</strong></p>
<p><Molte delle prostitute che ho incontrato sono giovani, ma già a 23 anni sono incinta - spesso dei clienti - o madri con dei figli a casa. Inoltre la madre che cura il bambino è l'immagine della creazione, dell'inizio, della responsabilità>.</p>
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<p><strong>Il secondo personaggio è Cristina, una escort che riceve in casa. Ha studiato da vicino anche questo tipo di prostituzione?</strong></p>
<p><No, Cristina l'ho totalmente inventata. E' stato un lavoro diverso, un po' come dover fare Amleto>.</p>
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<p><strong>Poi c&#8217;è la donna slava del bidone che chiama i genitori a casa. Qualcuno ha trovato troppo cinematografico l&#8217;uso, in sottofondo, del rumore delle auto.</strong></p>
<p><Sono suoni reali che ho registrato in strada. Li utilizzo per far capire in quale ambiente lavorano le ragazze, come è faticoso comunicare, quanto è pericoloso stare a bordo di una strada>.</p>
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<p><strong>Il quarto personaggio è una escort che si presenta con un balletto, la cui coreografia è molto curata.</strong></p>
<p><In realtà ho potuto dedicarci poco tempo, mi ha aiutata Lara Guidetti. La coreografia è un modo per imbrogliare l'uomo, dando immediatamente un'attrazione sessuale attraverso il corpo e poi cambiare abbruttendo il personaggio. Facendolo diventare tutt'altro>.</p>
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<p><strong>Il testo dove nasce?</strong></p>
<p><Un assemblaggio di varie interviste fatte a diverse escort>.</p>
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<p><strong>Perché ride?</strong></p>
<p><Chattando, un giorno ho incrociato un vecchio amico pugliese. Mi è venuta l'idea di far parlare il mio personaggio con accento pugliese e così mi sono fatta registrare da lui, su un file audio, il pezzo. E ho migliorato il dialetto riascoltandolo></p>
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<p><strong>Poi c&#8217;è la ragazza dell&#8217;ombrello rosso.</strong></p>
<p><Storia vera, ma anche qui un assemblaggio di vari incontri: una donna nigeriana sempre accovacciata nascosta dietro un gigantesco ombrello rosso, una prostituta russa che ripete di stare sempre bene, un'altra donna alla quale rubano continuamente le sedie. Di forte impatto>.</p>
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<p><strong>Il sesto personaggio messo in scena è la ragazza della lettera.</strong></p>
<p><Quella lettera è stata scritta da un volontario dei Padri Somaschi, ma tratta da una storia vera>.</p>
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<p><strong>Molto forte. A qualcuno però è sembrata eccessiva la pausa iniziale.</strong></p>
<p><Beh, ci sono un sacco di pause da mettere a posto. In quella sera, però, effettivamente ho preso male i tempi. Prima di iniziare la ragazza mangia dei cioccolatini e io ne ho inghiottiti troppi senza aver ancora deglutito il primo. Imprevisto tecnico>.</p>
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<p><strong>A proposito, perché i cioccolatini?</strong></p>
<p><Nel pranzo in cui ho conosciuto per la prima volta le ex prostitute di strada c'è stato un momento che mi ha colpito. A fine pasto è stato portato in tavola un piatto di cioccolatini e loro, da serie e diffidenti, dopo aver visto i dolci hanno completamente cambiato registro. Hanno iniziato a scherzare, prendersi in giro, si sono trasformate e hanno trasformato l'ambiente>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Greta, abbiamo rivissuto insieme lo spettacolo e si sta chiudendo il sipario. Prima che ci sia il buio, però, raccontiamo qualcosa dell&#8217;attrice Zamparini.</strong></p>
<p><Prima esperienza a Bologna, in un corso di teatro con "Baule dei suoni". L'anno dopo ho trovato un volantino della scuola del "Piccolo di Milano" e ho fatto i provini per scherzo. Mi hanno presa e dopo tre anni mi sono diplomata e per sette anni ho fatto tournèe in giro per l'Italia con i teatri stabili. Questo, a 35 anni, è il primo progetto solo mio, per il quale ho scelto Federica Bognetti come co-regista per affiancarmi in quella che è anche la mia prima regia>.</p>
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<p><strong>Greta, il cognome famoso e la parentela con il presidente del Palermo Calcio le hanno complicato la carriera o l&#8217;hanno agevolata?</strong></p>
<p><Nè uno né l'altro. Calcio e teatro sono due ambienti che non hanno nulla a che fare tra loro>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ultima domanda. &#8220;Temporaneamente tua&#8221; è uno spettacolo il cui tema principale ruota attorno al sesso. Lei che rapporto ha, nella vita, con il sesso?</strong></p>
<p><Buono. Ma sono single da tre anni e non è un caso che abbia fatto questo lavoro proprio in questo periodo. Sono in una fase di studio. Mi pongo tante domande, mi chiedo cosa sia il sesso per me>.</p>
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<p><em>Willy</em></p>
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		<title>Commenti del pubblico #1</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff T-Mass</dc:creator>
				<category><![CDATA[1_post_Ombre_Wozzeck]]></category>
		<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[I commenti di alcuni spettatori all&#8217;uscita del teatro, catturati da un registratorino e qui sbobinati&#8221;. &#160; &#8220;Conoscevo Morganti, personalmente non mi è piaciuto particolarmente. Mi aspettavo qualcosa di più emozionante<a href="http://www.theatricalmass.it/2012/02/ombre-wozzeck-3/"> (Continua la lettura...)</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti di alcuni spettatori all&#8217;uscita del teatro, catturati da un registratorino e qui sbobinati&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Conoscevo Morganti, personalmente non mi è piaciuto particolarmente. Mi aspettavo qualcosa di più emozionante e meno concettuale.&#8221;</p>
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<p>&#8220;Mi è piaciuto, anche se mi aspettavo qualcosa di diverso. Avevo avuto la possibilità di lavorare in un suo seminario sul Woyzzeck. Alcuni passaggi li avevamo analizzati a fondo e mi aspettavo che venissero resi diversamente. Però mi è piaciuto questo lavoro sulle ombre, questo cercare di vedere quello che c&#8217;è dietro e dentro ognuno di noi.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La prima cosa che mi viene da dire è che c&#8217;era un pubblico molto maleducato, e questo ha influito molto su come ho vissuto lo spettacolo, purtroppo. Ecco, solo questo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;A me è piaciuto molto, moltissimo.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Uno spettacolo di impatto. Non sapevo che si trattava di un gioco d&#8217;ombre. C&#8217;è stata una bella alternanza tra il teatro di narrazione e le ombre dietro. E&#8217; stato molto poetico, mi è piaciuto.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Aggiungerei psichedelico, mi è piaciuto. Da perfetto inesperto.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Complessivamente è stato un lavoro molto complesso e secondo me solo chi conosce bene tutta l&#8217;evoluzione del lavoro di Morganti è in grado di capire come è arrivato a fare questo tipo di spettacolo. Per capirlo forse ci vuole anche una discreta preparzione da parte del pubblico, e quindi noi l&#8217;abbiamo seguito fino ad un certo punto. Poi diventa difficile seguirlo. Alcune scelte, le soluzioni sceniche, le immagini, ci sono piaciute.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Le ombre, i personaggi&#8230; molto cinematografico.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Abbastanza complesso da seguire, ma interessante.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Non lascia indifferenti&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Vorrei riguardarlo al di là dello schermo&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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