LA GIORNATA DI UNA SOGNATRICE
Commedia giovanile del celebre drammaturgo argentino di origine italiana Raúl Damonte Botana, in arte Copi, scritta all’età di 29 anni e rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1968.
Il teatro di Copi inscena un mondo sconcertante, dove la quotidianità si colora di risvolti surreali, dove i personaggi muoiono per poi tornare a vivere, esorcizzando l’incubo di una condizione immutabile con improvvisi scoppi di risa.
Si tratta della giornata fantastica nella vita di una donna, Gianna. È giovane e abita da sola in una piccola casa con giardino dove riceve molte visite: dei postini paracadutisti appesi agli alberi che le devono recapitare una misteriosa lettera, del figlio bambino, che poi entra in scena annunciando di essere diventato uomo, poi la chiassosa amica d’infanzia Luisa che le fa visita ogni giorno all’ora del the, ed ultimo il misterioso Venditore di Cocomeri al quale Gianna chiede: “E’ da molto che siete Dio?”. La drammaturgia nella sua struttura temporale circolare chiude la protagonista in una condizione da cui non può sfuggire: la giornata del titolo infatti, non è altro che la vita, dalla sveglia-nascita alla notte-morte. Il teatro di Copi inscena un mondo sconcertante, dove la quotidianità si colora di risvolti surreali, dove i personaggi muoiono per poi tornare a vivere, esorcizzando l’incubo di una condizione immutabile con improvvisi scoppi di risa. Quanto c’è di sacro in questo per noi? Cosa è sacro più di questo? Perché è evidente che Copi, attraversando in maniera del tutto personale le proprie macerie e quelle della civiltà contemporanea, è alla costante ricerca di una nuova definizione di ciò si chiama sacro, persino al di là delle religioni.
blog comments powered by Disqus

