MEMORIE DEL SOTTOSUOLO
REGIA Marco Sgrosso
ATTORI Carluccio Rossi, Marco Sgrosso
PROGETTO LUCI Max Mugnai
SUONO Raffale Bassetti
COSTUMI Marta Benini
ASSISTENTE ALLA REGIA Mattia Visani
La prima volta che ho incontrato in scena la scrittura forte e appassionata di Fedor Dostoevskij è stato in occasione dell’allestimento de Gli occhi dei matti, tratto da L’idiota. In seguito, per molto tempo la teatralità potente delle sue visioni e il fascino irresistibile dei suoi personaggi hanno continuato ad esercitare su di me un desiderio costante di confronto. Mi sono quindi rituffato nell’atmosfera dei “tormenti e tormentucoli” e nell’indagine sulle ossessioni-illuminazioni dell’individuo, scegliendo il suo romanzo forse più ‘intimo’ e teatrale, Le memorie del sottosuolo.
L’analisi crudele di Dostoevskij, in un crescendo di emozione, ci restituisce il ritratto di un uomo che si confronta con la sua meschinità di sentimenti e con la sua incapacità di amare, interrogandosi senza pietà sul senso profondo di un’etica interiore. Come attore mi ha intrigato il ritratto di questa creatura sofferente e sgradevole, “eroe o pezzo di fango”, arreso all’assenza di ogni speranza e ad una celebrazione così totale della propria disistima da risultare amaro e grottesco oltre che repellente. E mi ha riempito di interrogativi il racconto senza respiro di questa crisi interiore che sfocia in una tenerezza spinosa, spiraglio luminoso aperto alla compassione e ad un timido gesto d’amore…
Marco Sgrosso
“Io sono un uomo malato…sono un uomo cattivo, sono odioso… Credo di avere male al
fegato./Del resto non so un corno della mia malattia, e non so con precisione dove ho
male. Non mi curo e non mi sono mai curato. Non voglio curarmi per malvagità!”
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